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 Home page - Un libro al mese - L'ELEGANZA DELL'ESSENZIALITÀ 

L'eleganza dell'essenzialità

Intervista al prof. Francesco Dal Co*
a proposito del libro “Dom Hans van der Laan. Le opere gli scritti” (Milano, 2000)
  
*Francesco Dal Co dal 1981 occupa la cattedra di Storia dell'Architettura allo Iuav; dal 1966 insegna all'Università della Svizzera Italiana; ha insegnato Storia dell'architettura alla School of Architecture, Yale University (1982-1991). È Senior Fellow del Center for Advanced Studies, National Gallery of Art, Washington DC; Scholar, Center for Advanced Study, Getty Center, Los Angeles; Accademico di San Luca; è stato Direttore della Sezione Architettura de La Biennale di Venezia (1988-1991) e Direttore del Dipartimento di Storia dell'Architettura dello Iuav (1995-2003). Dal 1996 è Direttore della rivista “Casabella”. Tra le sue pubblicazioni: Architettura contemporanea (con M. Tafuri-- Milano 1976), Abitare nel moderno (Roma-Bari 1982); Tadao Ando. Le opere, gli scritti, la critica (Milano 1994); Storia dell’architettura italiana. Il secondo Novecento (a cura di, Milano 1997). 
 

Gli argomenti trattati nella rubrica “Un libro al mese” sono ridiscussi in interviste con diversi esperti. Ne nasce un colloquio volto ad approfondire gli argomenti esposti nei volumi. Le opinioni presentate sono qualificate ma personali, non necessariamente condivise da chi promuove la rubrica.
23/08/2017
 
Credo che Hans van der Laan rappresenti un episodio limite, un'espressione per così dire estremizzata della tensione che attraversa la storia dell'architettura nel XX secolo. Il suo modo di progettare è profondamente iconoclasta, per questo può sorprendere. Temo che gli storici non abbiano saputo cogliere la rilevanza che ha avuto il progetto delle architetture religiose nel '900 in cui tanto s'è diffusa la secolarizzazione. Oggi, nel voltarci indietro, non possiamo non constatare la rilevanza di alcuni personaggi e la forza dirompente che si è manifestata in alcune opere di carattere religioso. Penso a Gaudí e alla sua Sagrada Familia, a Le Corbusier e alla cappella di Ronchamp, al convento di la Tourette, alla chiesa di Firminy; penso a Michelucci e alla sua chiesa sull'Autostrada, e alle tante creazioni di Rudolf Schwarz – progettista di chiese che il suo amico Mies van der Rohe chiamava “Grosse Baumeister”. E ovviamente penso a van der Laan. Sono tutti personaggi che hanno progettato opere tanto memorabili quanto iconoclaste...
 
23/08/2017
 
In loro la ricerca si indirizza con assoluta chiarezza verso la definizione di spazi, non di forme. E in loro la forma coincide con la struttura. E questa struttura non risponde solamente alle necessità statiche, ma anche a quelle di carattere rituale. Diviene quindi un'architettura fondata sulla struttura della liturgia, tanto quanto sulla struttura delle forze fisiche dell'universo. Dall'opera di van der Laan viene una lezione di profonda complementarietà tra forma e struttura, qualcosa che non può essere completamente compreso se non si comprende il suo afflato religioso.
 
Beninteso, non che manchino esempi di simile rilevanza al di fuori della progettazione religiosa: penso per esempio al museo Guggenheim di New York, progettato da Frank Lloyd Wright: anch'esso frutto di una pura, assoluta ricerca di una spazialità nuova, quasi astratta.
 


 
23/08/2017

Egli portò la sua ricerca spaziale a coincidere con le necessità delle comunità monastiche, entro complessi in cui la chiesa si pone come momento centrale quanto eminente. E la sua opera è consistita nel trovare l'assoluta essenzialità, nella semplicità assoluta. Nel percorso progettuale di van der Laan, il massimo della semplicità diviene il massimo dell'eleganza; il massimo della povertà diviene il massimo della ricchezza.
 
23/08/2017

Van der Laan ha elaborato il concetto di “numero plastico”: si tratta di una concezione geometrica del numero, attraverso la quale ha inteso dar voce a quanto sta nascosto nelle leggi eterne che informano l'universo fisico. Leggi naturali che vanno tradotte in concetti comprensibili: e questo avviene proprio attraverso il numero. Per conseguenza sono questi numeri che esprimono l'ordine sotteso a ogni manifestazione dell'universo: attraverso la loro indagine van der Laan individua la coincidenza tra il costruire e le leggi che in modo invisibile reggono l'organizzazione del mondo. In questo si realizza l'equilibrio che porta le strutture da lui concepite a esprimere un'assoluta armonia. La sua estetica rivela quel che altrimenti resta nascosto e, nel rivelarlo, avvince.
 
23/08/2017

La coincidenza tra forma e contenuto è una costante nel romanico. Van der Laan ha rifondato quello stile, quel modo di progettare. Non lo ha imitato, non lo ha ripreso, ma lo ha trovato di nuovo, attraverso le tecnologie proprie dell'epoca sua. Nella sua opera non c'è consuetudine, ma continua scoperta, impegno, novità.
 
23/08/2017

Tutti hanno studiato Stonehenge. Vi si ritrovano le origini dell'architettura e del rapporto tra costruito e universo. A Stonehenge c'è un microcosmo che si confronta col macrocosmo. C'è l'edificio che nasce attraverso l'operazione essenziale che consiste nel montare il trilite. Non ci sono volte a botte, cupole, archi o altri elementi che caratterizzano i passi che l'architettura ha mosso nella storia. Vi si ritrova l'essenzialità, e quindi l'autenticità. Non stupisce che un'autentica ricerca prenda le mosse da Stonehenge.
 
 
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