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 Home page - Un libro al mese - LE RISONANZE EMOTIVE DEI LUOGHI 

Le risonanze emotive dei luoghi

Intervista a Paolo Ferliga*
a proposito del libro “La poetica dello spazio” di Gaston Bachelard
 
*Paolo Ferliga,  psicoterapeuta di formazione junghiana, insegna Filosofia e Storia presso il liceo Arnaldo di Brescia. Fa parte dello Zollikon Experience Related Sandplay Study Group (Zurigo). Nel 2014 ha fondato Campo Maschile, gruppo di ricerca sull'identità maschile. Tra le sue pubblicazioni: Il segno del padre nel destino dei figli e della comunità (Bergamo 2005),  Attraverso il senso di colpa. Per una terapia dell'anima (Cinisello Balsamo, Milano 2010), Psicologia e Società, manuale per licei delle scienze umane (con Elena Bianchetti, Brescia 2012), Curare l'anima. Psicologia dell'educazione (con Claudio Risé, Brescia 2015).
 

Gli argomenti trattati nella rubrica “Un libro al mese” sono ridiscussi in interviste con diversi esperti. Ne nasce un colloquio volto ad approfondire gli argomenti esposti nei volumi. Le opinioni presentate sono qualificate ma personali, non necessariamente condivise da chi promuove la rubrica.
La casa, come anche la chiesa e il tempio, rappresentano nell’esperienza personale luoghi di protezione e di intimità, dove è possibile “sentirsi al sicuro”. Questi luoghi si presentano spesso nei nostri sogni e sembrano assolvere la funzione di offrire all’inquietum cor nostrum quel riparo e quella sicurezza che lo scorrere del tempo e il movimento della vita sembrano minacciare.  

11/12/2016

Certo, l'ambiente naturale ha evidenti riflessi sulla psiche: è esperienza comune, ad esempio, che camminare in un bosco o in montagna sia un toccasana per il corpo e per lo spirito. Spesso le patologie psicologiche dipendono proprio da un’assenza di relazione con la natura, che la nostra psiche vive anche come estensione del nostro corpo e delle sue sensazioni. Anche l'ambiente fabbricato dall’uomo però, influisce sulla psiche di ciascuno di noi. D’altronde c’è un legame oggettivo e simbolico tra costruzioni e ambiente naturale: si pensi alle diverse tipologie di abitazioni,  a quanto sono legate all’ambiente che le circonda: nelle baite e nei  rifugi montani tale legame è evidente, ma anche nelle costruzioni a torre, che nei piani alti ricercano simili condizioni di luce, di visioni panoramiche e di allontanamento dai rumori urbani. Direi che quando parliamo di “habitat umano”, dobbiamo considerare insieme, sia l'ambiente costruito, sia quello naturale. Del resto anche nelle città si vedono sempre più spesso facciate e coperture piene di piante: è naturale per l'essere umano ricercare il verde e mantenere il rapporto che con questo da sempre esiste.



 
11/12/2016

La casa è sempre e inseparabilmente tutt'e due le cose. Nei sogni si vede spesso che nella psiche sono registrati sentimenti ed emozioni fortemente connotati dalle esperienze vissute nella casa natale. In questi sogni gli spazi e i diversi luoghi della casa assumono significati particolari. C’è spesso un “angolo” sentito come luogo particolarmente caro, o una “zona buia”, che suscita angoscia e paura: il corridoio o le scale, ad esempio, che da piccoli si percorrevano al buio di corsa, con il cuore in gola.
Gaston Bachelard nei suoi scritti, non solo quello sulla poetica dello spazio, ma anche in La terra e il riposo. Immagini dell'intimità, è particolarmente attento alle rêveries, quei sogni spesso a occhi aperti, che ci riportano vissuti legati alle case in cui abbiamo vissuto. Ma la casa è anche quella “onirica”, espressione dei nostri desideri e delle nostre fantasie. La casa onirica attiva le forze dell’immaginazione ed evoca vissuti profondi. L'ho provato personalmente: essere mentalmente coinvolto per mesi nel fantasticare una casa, che sentivo come espressione di bellezza e di contatto con la natura, mentre cercavo un luogo in montagna dove trascorrere le vacanze. La casa onirica non è necessariamente funzionale, non è perfetta. È più simile a una capanna che a un castello. Come dice Bachelard, “un castello è inconsistente, una capanna ha radici”.  
 
 
11/12/2016
 
Certo e l'ho riscontrato anche nella mia pratica clinica. Spesso i pazienti incontrano nei loro sogni una casa: può essere quella dell'infanzia, può suscitare desideri, nostalgia, ma anche tristezza e angoscia.  Alcuni pazienti per mesi nei loro sogni rivedono la casa natale. Ricordo in particolare una persona che da giovane soleva leggere seduta sulla scala, perché non vi erano altri ambienti che consentissero solitudine e raccoglimento. E nei sogni la scala, luogo di passaggio, diveniva anche luogo dello stare, senza peraltro perdere la connotazione simbolica che le è più propria, di elemento di raccordo tra l'alto e il basso, la verticalità essendo un aspetto rilevante nell’orientamento psicologico. Come suggerisce anche Bachelard, la cantina rimanda alle radici, al passato, all’aspetto profondo dell'inconscio, mentre la soffitta e il solaio richiamano quel che è elevato, culturale e spirituale.
Nella casa vi sono anche stanze più riposte, nascoste, lontane. A volte nei sogni compare una stanza in cui è difficile o impossibile entrare. Sta in fondo, alla fine del corridoio: può significare la difficoltà a entrare in contatto con la parte più profonda di sé. Come nella fiaba di Barbablù però, entrare in quella stanza, spesso vissuta come proibita, è indispensabile perché avvenga una trasformazione psichica della personalità.
Seguendo Freud potremmo dire che la casa, come contenitore, rappresenta aspetti del femminile. Ma allargando la nostra riflessione a una dimensione archetipica e simbolica (che si ispira alla psicologia analitica di Carl Gustav Jung) potremmo dire più semplicemente che la casa rappresenta l’anima di una persona. Tra le immagini dei sogni è infatti quella che più si presta a rappresentare la psiche fornendo spesso una descrizione “topologica” delle sue diverse “parti”. Così potremmo dire che la cantina e il piano terra rappresentano gli aspetti legati agli istinti e alle pulsioni, ai bisogni primari, mentre i piani alti, il solaio e il tetto rappresentano le aspirazioni e i desideri, il pensiero e la dimensione spirituale della psiche. 
Gilbert Durand in Strutture antropologiche dell'immaginario dedica pagine importanti alla casa, vista sempre nelle diverse culture come  luogo dell'intimità, di protezione e difesa.  Questa sensazione di intimità, dice, affonda le sue radici nella vita uterina prenatale, di cui la grotta rappresenta il prolungamento simbolico.
Anche s. Agostino nella sua celebre meditazione sulla memoria (libro X delle Confessioni) usa una metafora di tipo spaziale: “Eccomi ormai giunto ai campi e agli ampi palazzi della memoria…”. L’anima, grazie alla memoria,  è “luogo” che accoglie conoscenze, esperienze, sensazioni: è quindi sede privilegiata dell'identità personale.
C'è poi un’altra immagine che sollecita in noi un vissuto di intimità e protezione: quello della barca, che è come una casa mobile ed esprime sicurezza a fronte del pericolo delle acque. Pensiamo a Mosè, salvato dal Nilo grazie alla cesta in cui galleggiava. Come nota Durand, dal punto di vista simbolico la barca, prima di essere mezzo di trasporto, è luogo che difende e consente di restare nascosti.
 
11/12/2016

In effetti. E la chiesa è collegata alla sacralità, che a sua volta richiede di definire un “recinto sacro”, il témenos greco e il templum latino. Il sacro può anche essere avvertito in un luogo naturale, come una grotta o un bosco, ma in ogni caso è definito da limiti, istituisce un “dentro” e un “fuori”, è segnato da una soglia che indica il passaggio e la possibilità di trasformazione che la relazione con il sacro attiva nella psiche. Per Durand “la chiesa cristiana... ha saputo mirabilmente assimilare la potenza simbolica della grotta, della cripta e della volta. Il tempio cristiano è nello stesso tempo sepolcro-catacomba… tabernacolo… matrice, grembo dove rinasce Dio”. È quindi luogo dell'intimità, ma anche della trasformazione (Strutture antropologiche dell'immaginario pag. 298).

 

 
11/12/2016

La chiesa compare certamente anche nei sogni di persone non credenti. Parliamo comunque di uomini e donne occidentali, che partecipano alla cultura europea, intessuta di civiltà cristiana e che spesso nell’infanzia e nella prima giovinezza hanno frequentato la chiesa. Nei sogni, a differenza della casa, la chiesa manifesta più direttamente la sua relazione con la dimensione sacra della vita e con la comunità. Spesso è legata a ricordi d’infanzia, come luogo del mistero e, talvolta, della paura. Negli ultimi anni, nei sogni di pazienti occidentali compaiono anche immagini di altre “chiese”, templi tibetani, santuari buddisti e induisti, moschee: immagini che sembrano rispondere non solo agli effetti della globalizzazione, ma anche alla necessità psichica di stabilire una relazione con la dimensione sacra della vita, messa in crisi, in Occidente, dal processo di secolarizzazione.
11/12/2016

Sia la casa, sia la chiesa come immagini dell’inconscio, sono manifestazioni della psiche individuale e collettiva. Anche la chiesa presenta luoghi diversi con un loro particolare valore simbolico. La cripta, ad esempio, può richiamare la morte, come passaggio indispensabile perché avvenga una trasformazione psicologica importante, la navata il luogo dell’incontro con gli altri, il campanile la spinta verso l’alto, la verticalità della relazione con Dio.  Le chiese cristiane inoltre esprimono sentimenti collegati anche allo stile specifico che le caratterizza: il gotico la tensione spirituale verso l’alto, il romanico l’importanza del raccogliersi in comunità e della relazione con gli altri uomini.


 
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