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 Home page - Una chiesa al mese - Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, parrocchia di Santa Maria dei Barbuti - Chiesa della Sacra Famiglia - Scheda completa 

Sacra Famiglia

Salerno - Fratte, Via Nicola Buonservizi 25
25/11/2011
La prima chiesa della Sacra Famiglia a Fratte, borgata industriale a nord di Salerno, viene costruita tra il 1886 e il 1889 per iniziativa e finanziamento privati. La chiesa viene eretta a parrocchia nel 1931, con la denominazione canonica di Santa Maria dei Barbuti, titolo storico di una parrocchia del centro della città. Dal 1935 è affidata dall'arcivescovo ai Padri della Dottrina Cristiana (noti anche come Padri Dottrinari), Congregazione fondata a Cavaillon, vicino ad Avignon (Provenza- Francia), dal beato Cesar de Bus a fine Cinquecento, caratterizzata dalla specifica vocazione alla catechesi e all’evangelizzazione in ogni sua forma, popolare e dotta. La necessità di costruire una nuova sede parrocchiale emerge a metà degli anni Sessanta: i lavori di completamento del raccordo autostradale Salerno-Avellino e dello svincolo di Salerno-Fratte, progettato in stretta adiacenza alla chiesa ottocentesca, richiedono l'esproprio del complesso da parte dell'ANAS . Padre Nicola Roberto, parroco dal 1952 al 1976, assume l'iniziativa di rivolgersi all'ingegnere salernitano Vittorio Gigliotti, che esercita la professione a Roma associato con l'architetto Paolo Portoghesi nello "Studio di Porta Pinciana", fondato nel 1964 . La progettazione viene avviata nel 1969, anno in cui Gigliotti e Portoghesi redigono diversi progetti per Salerno, tra cui la chiesa di Santa Maria Mater Ecclesiae a Torrione Alto, non realizzata.
 
25/11/2011
La borgata di Fratte è caratterizzata dalla morfologia del sito, posto nella valle dell'Irno e in immediata prossimità del fiume, lungo la direttrice di collegamento tra la costa salernitana e l'entroterra avellinese. L'insediamento vede sorgere fin dalla seconda metà dell'Ottocento una precoce e consistente industrializzazione (cuoio, lana, ghisa, cotone), ragione per cui si richiede la costruzione di un primo luogo di culto per la popolazione inurbata. La borgata è coinvolta dall'espansione edilizia del dopoguerra, ma subisce diversi traumi, in particolare in occasione delle alluvioni del 1954 e del 1966. Lo spopolamento seguìto a tali eventi, ma anche la crisi industriale, l'espansione piuttosto disinvolta dell'edificazione e il taglio netto provocato dalla ferrovia e dall'autostrada A3, hanno reso la borgata assai frammentata e decoesa.
 In tale contesto, la necessità di realizzare un centro parrocchiale nuovo all'inizio degli anni Settanta ha rappresentato l'occasione per creare un inedito "centro" alla borgata: il lotto è infatti esterno al nucleo storico, ma è nelle immediate adiacenze dei complessi di edilizia popolare IACP e GESCAL. Sebbene non tutte le strutture di servizio inizialmente previste siano state realizzate, il nuovo complesso parrocchiale ha esercitato e continua ad esercitare una funzione di stimolo e di provocazione verso il proprio contesto urbanistico, ribadita ancora recentemente dalla sistemazione definitiva del sagrato e dell'accesso alla stazione ferroviaria (adiacente alla casa canonica), inaugurati nel luglio 2011.
 Portoghesi e Gigliotti iniziano a lavorare al progetto della loro prima chiesa negli anni a ridosso della chiusura del Concilio Vaticano II: il percorso di ideazione recepisce alcuni temi conciliari, ma attinge anche a un repertorio ampio di suggestioni formali e culturali, determinate dal rapporto di Portoghesi sia con la storia dell'architettura (da Michelangelo a Borromini, per arrivare alla pittura di Klee), sia con il mondo delle forme naturali e organiche. L'esito non è quindi appiattito sul funzionalismo liturgico – fenomeno diffuso nelle prime sperimentazioni post-conciliari – ma propone una mediazione assolutamente originale tra l'ecclesiologia conciliare, la più profonda tradizione della storia dell'architettura cristiana e l'innovazione morfologica e tecnica.
Il cuore del pensiero progettuale di Portoghesi e Gigliotti è dato dal concetto di "luogo", quale «entità, data fenomenologicamente, con la quale siamo realmente coinvolti» (Norberg-Schulz 1975, p. 37): il metodo progettuale prevede l'articolazione del "luogo" secondo lo "spazio" (tema dell'orientamento) e il "carattere" (questione dell'identificazione). Secondo il critico Norberg-Schulz (1975, p. 81), il progetto «non soltanto soddisfa allo scopo di rendere la parrocchia il fulcro del vicinato, ma illustra anche il significato più profondo del concetto di "memoria": la riconquista delle esperienze essenziali del passato in modi sempre nuovi. La chiesa di Portoghesi e Gigliotti unifica in una complessa totalità centro e direzione, apertura e chiusura, presenza plastica e materializzazione, ed il tutto è integrato dall'uso simbolico della luce».
 
25/11/2011
L' "organismo" della chiesa – così definibile per la natura viva di "spazio pulsante" – scaturisce da sei poli a matrice circolare, modellati e interpenetrati per creare uno spazio accogliente per l'assemblea celebrante e per articolare, differenziandoli, i fuochi liturgici . Tre poli generatori irradiano la struttura di copertura, ossia le tre grandi volte gradonate che si incontrano sopra l'altare; gli altri tre poli si innalzano sopra l'aula, quasi come "dighe" a contenere e orientare la forza generatrice dei primi tre. Le tre volte sono definite metaforicamente da Portoghesi stesso (1974, p. 138) come tre alberi giganteschi, simbolo delle tre persone della Trinità, che si innestano una nell'altra andando a costituire una realtà unica nell'oculo luminoso della cupola centrale.
 L'altare si trova sotto il fascio di luce di tale apertura zenitale, in una posizione baricentrica segnata e rafforzata dall'asse luminoso verticale e dalla sua compenetrazione con le volte generatrici.
La presenza eucaristica non è focalizzata solo sulla centralità della mensa, ma anche sulla cappella del Santissimo Sacramento , unico fulcro generatore della trama che abbia un irraggiamento generatore completo, a 360°: grazie alla sua riverberazione all'esterno  e alla sua apertura verso l'aula liturgica, lo spazio del tabernacolo esprime il concetto di «unificazione del mondo esterno e della realtà spirituale dell'interno attraverso Gesù Cristo» (Norberg-Schulz 1975, p. 75).
La modellazione dell'assemblea avviene dunque a partire dai due poli eucaristici, secondo le acquisizioni dell'immediato post-concilio . Solo un lungo percorso di esperienza celebrativa e di riflessione ha portato al completamento del progetto liturgico, in tempi recenti. L'ambone definitivo (2008) e una più adeguata sede per il sacerdote presidente (2011) sono stati sistemati in modo coerente con l'intuizione architettonica originaria , dimostrando come la forza delle idee progettuali si riveli più nella loro adattabilità liturgica che nella loro apparente rigidità geometrica.
 
28/11/2011
Il giorno dell'inaugurazione, Portoghesi sottolineava: «E' una chiesa disadorna in cui non ci sono arredamenti vistosi che possano attrarre l'attenzione. La ricchezza delle immagini è tutta ottenuta attraverso il lavoro delle mani umane e attraverso l'evocazione di questo elemento inafferrabile che è la luce» (Portoghesi 2005, p. 42). La scelta aniconica fa dunque parte dei presupposti del progetto, che affida il proprio messaggio iconografico principale alle mani sapienti e pazienti dei carpentieri navali del porto di Salerno, individuati come unica maestranza possibile in grado di realizzare le casseforme cilindriche gradonate delle volte e delle pareti d'ambito, capolavoro della modellazione del calcestruzzo armato.
 
L'iconografia trinitaria della struttura è tuttavia esplicita. Le tre grandi volte, diverse tra loro e compenetrate, esprimono il mistero delle tre persone della Trinità, commentato anche dai colori delle vetrate laterali: il verde e l'azzurro per ricordare la creazione, sotto l'ampio ombrello della volta del Padre; il giallo e il bianco per il calore dell'Eucarestia e dello Spirito, in continuità con le volte del tabernacolo e dell'epiclesi sopra la mensa.
Restando all'iconografia architettonica, il tema della Sacra Famiglia, cui è dedicata la chiesa, è richiamato dalle due rampe di accesso  , che avvolgono come un abbraccio familiare  l'assemblea raccolta per celebrare (Norberg-Schulz 1975, p. 77).
L'altare è l'unico elemento che non segue la forma circolare della pianta, segnando anche il tal modo la propria alterità: è tuttavia sostenuto da elementi che richiamano il tema formale della gradonatura delle volte, ossia un basamento a clessidra e un podio circolare. La realizzazione del tabernacolo, cuore plastico della cappella del Santissimo, è affidata all'artista di fama internazionale Sinisca (Mimmo Siniscalchi) : le "fiamme" di ottone martellato richiamano il tema della fiamma accesa che riscalda i credenti e li orienta verso l'alto, ripreso nei leggii per la sede e per l'altare, nei porta-candele e nel porta-cero pasquale. Un altro tema iconografico interessante è dato dalle "gocce" della Parola, che scendono a irrorare la terra: come la luce piove dall'alto, così le gocce diedriche di calcestruzzo sembrano colare dalle pareti. Il tema è stato recentemente citato nel leggio allestito sul nuovo ambone. Completano il programma iconografico i poli devozionali per la Vergine, recentemente ricollocata nel quadro del riassetto dello spazio presbiteriale, per il Sacro Cuore di Gesù e per il Beato Cesare de Bus, fondatore dei Padri Dottrinari, disposti con spazi e supporti coerenti con l'assetto geometrico e celebrativo dell'edificio.
 
28/11/2011
Sebbene l'opera sia interamente realizzata in calcestruzzo armato – una sorta di monolite gettato in opera – il progetto dell'illuminazione costituisce il cuore del senso dell'opera; nel pensiero di Portoghesi (2007, p. 80), è esplicito il richiamo alla Pentecoste e all'effusione della sapienza, tema che ha contribuito fin dai primi passi alla formulazione del progetto anche come "Casa della Sapienza".
 
La luce ha una doppia direzione: nel punto di incontro delle tre volte gradonate il foro centrale fa piovere la luce sull'altare e sulle facce frontali degli anelli centrali mentre le porzioni laterali delle volte ricevono luce dal basso,dalle vetrate perimetrali "scavate" come lame nel calcestruzzo . «Questa inversione dell'illuminazione accentua la "penetrazione simbolica" della cupola e richiama il significato originale della luce come manifestazione divina. La cupola poi unifica simbolicamente anche la trinità delle volte. Il concetto di "uno e trino" è quindi concretizzato in maniera tradizionale e, al tempo stesso, moderna» (Norberg-Schulz 1975, p. 77).
La continuità dell'involucro, decisiva per la creazione di un ambiente accogliente, è garantita dunque sia da una medesima logica strutturale (il passo delle gradonature, di 25 cm, è uguale sia per le volte sia per le pareti d'ambito), sia dall'equilibrio nelle sorgenti di luce naturale.
 
28/11/2011
Oltre ai temi della Trinità e della luce, è il ragionamento sull'idea di Chiesa che viene posto da Portoghesi alla base della soluzione avvolgente dell'assemblea e della forma complessa dell'edificio . Alla domanda su come possa essere costruita una "casa di Dio", l'architetto risponde con la scelta di realizzare la casa di Dio «come casa degli uomini, come luogo in cui si raccoglie la comunità e in cui esiste l'immagine di Dio, in quanto esiste all'interno dell'esperienza di ciascuno che crede» (Portoghesi 2005, p. 41). Il tema è stato recentemente ripreso da Portoghesi in occasione del ritorno alla progettazione di chiese cattoliche, a trent'anni dalla chiesa di Salerno: «L'edificio della chiesa è, in realtà, una casa delle case del Signore, perché secondo l'indicazione comune ai due apostoli Pietro e Paolo il tempio vero della religione cristiana non sono gli edifici, ma sono le persone: questo tempio fatto di pietre viventi altro non è che la comunità di coloro che si riuniscono in memoria di Cristo» (Portoghesi 2007, p. 79). A evitare un fraintendimento di tipo "orizzontalista" o "assembleare" – esecrato da Portoghesi stesso in molti suoi scritti recenti critici sul post-concilio – interviene l'apertura all'ulteriorità, alla trascendenza, in questo caso rappresentata dalla fonte di luce sopra la mensa d'altare . Un elemento certamente anomalo rispetto alla tradizione cristiana è l'assenza di un asse prospettico o simmetrico (riproposto invece nei progetti recenti di Portoghesi): il progettista pare intendere lo spazio prospettico come fondato su una concezione di spazio individualista, e per questo ne prende le distanze, favorendo uno spazio «conoscibile come sommatoria delle infinite esperienze soggettive dello spazio proprie di tutti gli esseri viventi» (Vinca 1970, p. 4).
 
Tale concezione dello spazio ecclesiale può essere più pienamente interpretata considerando le istanze poste dal committente: il testo La casa di Dio e la casa dell'uomo (in Nuove tecnologie, 1970, pp. 7-8), riferibile alla penna del parroco, esprime il parallelismo tra la casa, nido domestico della famiglia, e la Chiesa, Famiglia di Dio. Il ruolo della parrocchia si esplicita nell'assistenza a chi soffre, nell'aiuto tangibile, nelle opere di pace, nel recupero dei lontani, nel messaggio di Salvezza: l'amore è la forza motrice delle opere; la parrocchia è «nido di Cielo in terra» e «piccola oasi nel deserto».
 
28/11/2011
Il tema dell'irraggiamento, al tempo stesso propagatore e protettivo, determina anche gli spazi circostanti all'aula liturgica, in cui erano previsti (e solo in parte realizzati) gli ambienti per la catechesi e per l'aggregazione, oltre ai locali per gli uffici parrocchiali e il ministero pastorale.
 
 
La chiesa vuole dunque proporsi come parte integrante del tessuto urbano, ma al tempo stesso intende essere "alternativa" allo sviluppo della città contemporanea, profezia di una nuova città.
 
28/11/2011
Al momento dell'inaugurazione della chiesa, nel 1974 , mancavano ancora alcuni elementi di finitura (per esempio il pavimento, realizzato solo nel 1984) e le opere esterne. Il terremoto del 1980, con l'emergenza dell'ospitalità ai senza-tetto e con la carenza di risorse disponibili per la cura dell'edificio, ha contribuito a rallentare i lavori di completamento; solo nel dicembre 1987 l'arcivescovo S.E. mons. Guerino Grimaldi ha potuto inaugurare i locali parrocchiali, sistemati negli spazi a fianco dell'aula e nell'ampio basamento sottostante.
 
In termini generali, la rapida realizzazione dell'aula della chiesa (assolutamente straordinaria considerando la sua complessità strutturale) è alla base di una sua duplice "fragilità".
Da un lato, l'eccessiva fiducia nella durevolezza del calcestruzzo a vista è stata delusa dal veloce degrado delle superfici esterne, apparentemente inarrestabile se non si metterà tempestivamente mano a un intervento di restauro complessivo e radicale, che possa garantire la conservazione dell'opera, ora messa seriamente a repentaglio.
D'altro canto, l'assetto dei poli liturgici  è stato ideato da committenti e progettisti quando la riforma post-conciliare muoveva appena i primi passi, in una fase "transitoria". A tale questione si è potuto porre rimedio in tempi recenti, con un percorso meditato e partecipato di completamento e di riassetto dell'area presbiteriale, per iniziativa dell'attuale parroco padre Ottorino Vanzaghi.
I lavori sono cominciati dal completamento della scala e della ringhiera per il sito della cantoria e dell'organo (2007), e hanno successivamente affrontato il tema della "seconda mensa" della celebrazione eucaristica, ossia l'ambone “mensa della Parola di Dio”, dopo la prima "mensa del pane e del vino”, Corpo e Sangue di Cristo, costituita dall’altare. Questo secondo polo liturgico, che nei primi anni Settanta non era ancora percepito e richiesto dalle norme liturgiche come eminenza monumentale, è stato commissionato a Paolo Portoghesi stesso, che ha collocato l'ambone a cerniera tra l'aula assembleare e l'area presbiterale, come gli attuali orientamenti consigliano, riprendendo la morfologia della chiesa e l'ispirazione borrominiana delle curve e dei gradoni. La direzione lavori dei due interventi è stata affidata al giovane architetto frattese Giuseppe Paolillo.
Da ultimo, si è affrontato il nodo della sede del presidente dell’assemblea: la prima soluzione provvisoria  vedeva la sede a fianco del cilindro della cappella del Santissimo, mentre si è ora optato per una sistemazione tra l'altare e l’ambone, contro uno dei gusci generatori convessi, sotto l’antico Crocifisso ligneo, con l’evidente vantaggio di una più completa visione dell’assemblea orante . Nella precedente collocazione della sede ha invece trovato più solenne sistemazione la statua della Vergine Immacolata, patrona del Quartiere di Fratte (direzione dei lavori Salvatore Vito) .
Per quanto attiene il contesto esterno, la casa canonica per l’abitazione dei padri è stata ristrutturata nell'anno 2010, mentre il sagrato – inaugurato nel luglio 2011dal sindaco Vincenzo De Luca – è stato allestito a cura dell'amministrazione comunale di Salerno (progetto Giovanni Micillo), risolvendo il nodo irrisolto del rapporto con i complessi edilizi adiacenti e con l'accesso alla stazione ferroviaria “Fratte-Villa Comunale” della linea Salerno-Avellino .
Resta da affrontare il tema del battistero, per ora assente, da realizzarsi nell'area esterna nei pressi della porta di ingresso secondaria: il vano cilindrico, destinato in una ipotetica prima soluzione a zona per il catechismo all'aperto , mai utilizzato né completato, offrirebbe una collocazione liturgica interessante secondo l’idea dell’iniziazione cristiana all’ingresso della chiesa e garantirebbe una coerenza formale con il resto del complesso, come già ha proposto in un'ipotesi di Portoghesi stesso.
 
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