Il messaggio simbolico dei poli liturgici (altare, ambone e sede) è affidato alla consistenza e all’eloquenza intrinseca dei poli stessi, realizzati in pietra bianca di Vicenza, tagliando i blocchi in modo da rendere evidente il disegno delle venature, testimonianza della stratificazione geologica e temporale del manufatto (Pittini 2008, p. 94).
Una
croce in pietra è conficcata nella pedana presbiteriale; le fa eco la
croce ‘spaziale’ e
strutturale, disegnata dalle due travi in calcestruzzo armato che attraversano il volume dell’aula all’altezza della linea di imposta della volta, segnando fortemente sia l’
assialità longitudinale rivolta all’altare, sia la soglia trasversale dello
spazio presbiteriale, quasi come un’iconostasi virtuale. L’altare è posto esattamente sotto l’incrocio dei bracci, a sottolineare la connessione tra l’azione eucaristica e il sacrificio della croce.
Al di sopra dell’altare, nella parete di fondo, un’apertura schermata da una
lastra di onice segna la meta luminosa dell’asse longitudinale della chiesa. In alcune ipotesi preliminari era prevista un’opera scultorea fortemente segnica nella camera di luce oltre il presbiterio, visibile anche dall’esterno, ma si è finora soprasseduto. Una lastra di onice segna anche lo spazio penitenziale, meta visiva soprattutto con
l’illuminazione serale.
L’unica iconografia prevista nella prima fase attuativa è la
via Crucis: la soluzione proposta da Adriana Iaconcig è stata discussa con la committenza e l’architetto durante le fasi di cantiere, risulta quindi pienamente integrata nell’impaginato architettonico del guscio interno e del volume complessivo. Le stazioni sono
disposte in modo anulare lungo la parete lignea che avvolge l’aula, nella fascia orizzontale mediana che separa i due ordini del rivestimento. L’opera è realizzata in gesso alabastrino, per integrarsi al meglio nella relazione tra luce, monocromia e materia stabilita dall’architettura: “un lavoro interstiziale che si aggiunge allo spazio architettonico, ma in alcun modo sembrando estraneo all’intento progettuale originario (Caldura 2008, p. 126). Le stazioni sono indicate da richiami testuali e da
riquadri figurali di volti o oggetti, citazioni evocative dell’evento ricordato da ogni stazione, in modo da lasciare al fedele la possibilità di elaborare una propria immagine finale (Iaconcig 2008, p. 125): “la fedeltà all’evento narrato dai Vangeli o tramandato dalla pietà popolare e la suggestione propria dell’artista concorrono a far sì che il credente stesso viva la sua via crucis personale e comunitaria, cammino faticoso sulla strada stretta della croce e, al contempo, strada rischiarata dalle prime luci della Pasqua” (Della Pietra 2008).