La sistemazione del complesso parrocchiale nell’ampio lotto libero lungo viale della Libertà rispondeva all’esigenza di creare un ‘centro’ecclesiale riconoscibile in un’area di sviluppo urbanistico recente.
L’edificio per le
opere parrocchiali, con la sua geometria essenziale, si presenta come ‘casa’ della comunità, condividendo il linguaggio domestico del contesto, distinguendosi tuttavia per qualità formale ed essenzialità.
L’
aula liturgica risponde invece all’esigenza di ‘permeabilità’ della parrocchia: il sagrato – allineato con la casa parrocchiale e in continuità con la stessa, pur nella diversità del linguaggio – è uno spazio completamente percorribile che diventa luogo di incontro, protetto rispetto al traffico e al rumore, sempre aperto e visibile. La scelta di intervenire con un’opera di carattere urbano pubblico non era affatto scontata (anche per le ovvie implicazioni economiche), e nasce dal dialogo positivo tra il parroco e il progettista, che – secondo quanto riferisce Botta – hanno condiviso la posizione coraggiosa secondo cui la costruzione di una chiesa non è solo un fatto tecnico, liturgico, funzionale, ma deve rispondere anche alla creazione di spazi pubblici all’interno della città. Il cortile porticato “corregge”, sempre nelle parole di Mario Botta, il rapporto debole e indefinito tra strada e isolati. Si accede dunque all’aula liturgica mediante “filtri” successivi (il marciapiede che si allarga, il portico del ‘chiostro’ del sagrato, la mediazione del colonnato interno, per arrivare infine all’invaso centrale), ma al tempo stesso la chiesa ha una sua “proiezione” nella città.
L’esigenza di
riconoscibilità dello spazio ‘sacro’ trova piena risposta nel
volume troncoconico astratto che si solleva sopra lo zoccolo di base, quasi a materializzare l’epiclesi che scende sopra la comunità, rappresentata dai tanti pilastri che – raccordati tra loro – definiscono l’edificio come un massa costituita da elementi diversi, da pieni e da vuoti. Il volume sopra l’assemblea liturgica diventa anche
torre campanaria, in quanto costituisce il supporto di un castello di tre campane, dedicate alla Chiesa, al patrono e alla Madonna.