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Chiesa e internet: mons. Crociata "Cosa ci allontana, cosa ci avvicina'"    versione testuale

Sir - 19 gennaio 2009

"Comprendere e conoscere" ed "educare e accompagnare". Sono questi i “due compiti” che oggi mons. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ha affidato ai partecipanti al convegno nazionale, promosso dall'Ufficio per le comunicazioni sociali e dal Servizio informatico della Cei, sul tema "Chiesa in rete 2.0" (Roma, 19-20 gennaio). "L'esigenza della competenza – ha spiegato mons. Crociata – è di primaria grandezza". Occorre "aggiornarsi in un mondo in costante crescita". Al tempo stesso, ha aggiunto, è necessario "educare e accompagnare nella Chiesa, oltre che nella società tutta, per essere presenti e vivere da credenti" l'esperienza del Web. Mons. Crociata si è anche soffermato sui rapidi cambiamenti che hanno riguardato "il mondo di Internet negli ultimi 15 anni". Cambiamenti che sono tuttora in atto. "Ciò – ha detto – conferma il contesto accelerato in cui siamo chiamati a operare". Nonostante tale evoluzione, "siamo in presenza ancora di un'oscillazione tra esaltazione e diffidenza rispetto a Internet, tra paura e idolatria, tra senso di minaccia e adesione ingenua e indiscriminata. Al di là dell'atteggiamento in un senso o nell'altro, ciò che sta avvenendo è una presa di coscienza": questo mondo “ha sempre di più il carattere del linguaggio di un ambiente e meno quello di uno strumento”.“Nell’ambiente del Web – ha proseguito mons. Crociata – siamo chiamati a vivere perchè la sua forza ci condiziona e non possiamo tirarci fuori". Da qui l'esigenza di "alcuni criteri", di "alcune piste" per "interpretare questo mondo" e per proporre delle "regole da seguire". Un primo aspetto, secondo mons. Crociata, riguarda il piano antropologico: "Il mondo del Web ci invita e ci impone a rivedere il rapporto tra immediatezza e mediazioni. Cosa allontana e cosa avvicina? Cosa rende più diretto il rapporto e cosa lo rende lontano?". Una seconda prospettiva emerge dalla "teologia della creazione": occorre "non perdere mai di vista l'irriducibilità dell'esistenza personale". Ciò rimanda all'Incarnazione che "per noi credenti, che viviamo nel mondo del Web, è un orizzonte da non smarrire mai". Una terza prospettiva è di "natura ecclesiologica" e riguarda "l'irriducibilità della dimensione sacramentale. Tutto deve essere ricondotto alla dimensione sacramentale del nostro essere Chiesa". Con "queste attenzioni", ha concluso il segretario generale della Cei, può diventare importante e significativa la nostra presenza nel mondo virtuale. La Chiesa ha assunto in modo diretto – e la mia presenza oggi qui è una conferma – il proprio impegno in tale senso". 

 
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