Torna alla home
Cerca
 Home GMCS2016 - Per riflettere - Comunicare in modo performativo 
Comunicare in modo performativo   versione testuale

Il Messaggio del Santo Padre per la 50ma Giornata delle Comunicazioni Sociali ha come argomento un tema caro a Papa Francesco fin dall’inizio del suo pontificato e non a caso posto al centro del Giubileo straordinario che la Chiesa cattolica sta celebrando quest’anno: la questione della misericordia. Tale questione, tuttavia, non può essere affatto considerata come un tema, un oggetto d’indagine. Si tratta piuttosto di un atteggiamento che il cristiano ha da assumere concretamente. È anzi una delle fonti ispiratrici del suo intero agire.
Su questi aspetti il Papa non cessa d’insistere, anche nel suo Messaggio. In relazione a esso la questione di fondo, forse, che va sottolineata riguarda proprio il modo in cui oggi è possibile comunicare la misericordia, in maniera efficace e buona. Due sono le cose da tenere presenti. Da un lato la misericordia è un atteggiamento umano che accetta, apprezza e va incontro alla differenza dell’altro, tanto più quando questi si trova in difficoltà. Dall’altro la stessa comunicazione, in senso proprio, è funzionale alla creazione di uno spazio comune, e non s’identifica semplicemente con l’informazione o la manipolazione dell’interlocutore. Se dunque le cose stanno così, allora comunicare la misericordia è possibile solo se si scopre – potremmo dire – la radice misericordiosa dello stesso comunicare e la si mette concretamente in pratica. Meglio: se la comunicazione stessa  è intesa come un atto in cui io vado incontro all’altro, mi faccio carico della sua diversità, considero questa diversità fondamentale per lo sviluppo e la fioritura delle relazioni nelle quali anch’io sono inserito.
In questo senso va intesa la conclusione del Messaggio del Santo Padre, nella quale si sottolinea il potere della comunicazione di generare prossimità. La comunicazione, la comunicazione vera, è infatti in grado d’indurre allo sviluppo di relazioni. Come viene detto, essa esprime e mette in opera un prendersi cura, induce un conforto, «guarisce, accompagna e fa festa».
Ciò significa che la comunicazione, la comunicazione in senso proprio, fa misericordia. È performativa, in una specifica accezione. Costruisce relazioni. Delinea la cornice, la forma, in cui l’agire umano può essere detto buono. E induce gli interlocutori a comportamenti altrettanto buoni.
Questo esito, a ben vedere, non stupisce. Molti, fra coloro che si occupano di comunicazione, hanno cercato di chiarire in che modo, ad esempio, comunica lo stesso Papa Francesco: il suo stile specifico, la misura dell’uso, da parte sua, di parole e di gesti significativi. Francesco comunica appunto in maniera performativa. Fa quello che dice e dice quello che fa. Trasforma in agire le sue parole. Mostra che ciò che viene detto può – anzi, deve – essere messo in pratica. Chiede che ciascuno di noi si comporti in conformità con quest’indicazione.
Ecco perché comunicare davvero la misericordia significa propriamente agire in maniera misericordiosa. Significa, cioè, fare misericordia. La tradizione cristiana ha una parola per dire questo e altri atteggiamenti analoghi. La parola è: testimonianza. È vivere e comprovare in prima persona ciò che si afferma. È esercitare la coerenza. È mettere in opera la verità.

Adriano Fabris
* docente all'Università di Pisa