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 Anagrafe - Archivio News - Per raccontare un luogo, devi averlo abitato 
Per raccontare un luogo, devi averlo abitato   versione testuale
Il racconto del convegno svoltosi il 18 e 19 febbraio presso i Frati minori cappuccini










Si è concluso, con circa 40 partecipanti, il convegno "Raccontare la Bellezza. Arte, spiritualità e comunità di patrimonio: un modello possibile per visitare i beni culturali ecclesiastici", che si è svolto nei giorni 18 e 19 febbraio 2020 presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini di Monterosso al Mare alle Cinque Terre. Un convegno residenziale rivolto a guide e accompagnatori turistici che hanno vissuto l'esperienza di stare due giorni in un convento, in antiche dimore della vita spirituale, per ascoltare e confrontarsi su tematiche legate al turismo religioso e ai beni culturali ecclesiastici.
L'idea del convegno è nata dalla necessità di un confronto diretto con chi lavora, "sul campo", nel settore turistico, in particolare nel contesto di un territorio visitato da tutto il mondo come le Cinque Terre e dove esiste un piccolo convento francescano che nel 2014 è stato eletto primo Luogo del Cuore in Italia con oltre 110.000 segnalazioni nel censimento del FAI.
Le sfide delle due giornate di lavoro, su cui si è incentrata la riflessione dei partecipanti, erano le seguenti: quale turismo è oggi possibile per i luoghi religiosi? Quali strumenti efficaci e coinvolgenti si possono utilizzare per comunicare i luoghi del patrimonio culturale ecclesiastico? Come raccontare tali luoghi a visitatori provenienti da Paesi e ambiti culturali e religiosi differenti?
Per cogliere davvero la Bellezza del patrimonio culturale ecclesiastico è necessario prendere in considerazione i tre livelli costitutivi di cui si compone, ovvero arte, spiritualità e comunità, attraverso un duplice registro interpretativo: quello storico-contestuale e quello propriamente teologico-simbolico. Solo restituendo questa straordinaria e feconda articolazione che caratterizza l'identità del patrimonio culturale ecclesiastico, si può "ricostruire" un rapporto vivo con i beni religiosi quale vero e proprio atto d'amore verso l'uomo del nostro tempo, che nella Bellezza ancora trova spazi di senso e di verità, così come ha ben osservato San Paolo VI, che, a conclusione del Concilio Vaticano II, nel suo discorso rivolto agli artisti (8 dicembre 1965), osservava come «la Bellezza, come la Verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell'ammirazione».
Il convegno si è così posto il compito di sollecitare un ripensamento del legame tra arte e fede, tra cultura e sviluppo, indagando strumenti e nuove modalità comunicative capaci di trasmettere quei contenuti cultuali/culturali che contraddistinguono la natura del bene culturale ecclesiastico, affrontando la sfida complessa di come raccontare questa mirabile Bellezza anche a quei possibili visitatori provenienti da estrazioni culturali, territoriali, anagrafiche e religiose profondamente differenti.
Il Convento dei Cappuccini di Monterosso, luogo di valori francescani legato alla comunità, si è offerto così quale "laboratorio ideale" per un lavoro alla luce di una profonda e feconda condivisione fraterna: due giorni per provare a individuare metodologie e stimolare riflessioni; per fare del Convento di Monterosso una palestra di sperimentazione e di possibili nuove forme di fruizione e approfondimento.  
Il convegno è stato anche una grande occasione per una fruttuosa relazione fra colleghi, che hanno sperimentato, in un clima di straordinaria ospitalità e amicizia, la possibilità di rendere partecipi anche non credenti, come pure coloro che sono alla ricerca di un cammino di fede. Tutto questo all'interno di un contesto connotato da un profondo spirito di fratellanza e di condivisione, così come ha scritto uno dei partecipanti: "mi porto via il piacere di sentirmi a casa qui, di sentirmi parte di una nuova famiglia".
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