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Lo spazio liturgico ha anche un valore simbolico.   versione testuale


Il discorso qui diviene assai complesso e delicato. Guardini ha un peculiare modo di sviluppare il concetto di simbolo che possiamo evincere anche dallo sviluppo de I santi segni. Lo scopo dello scritto di Ratzinger è di dare indicazioni chiare, storicamente fondate, oggettive, mentre svolge una grabata polemica rivolta ad alcuni atteggiamenti emersi dopo il Concilio: per questo si diffonde su tematiche quali quelle dell'orientamento dello spazio, dell'atteggiamento dell'orante (in piedi, in ginocchio, a mani giute, a mani protese e aperte...). E ricorre a molteplici esempi storici a sostegno delle sue tesi. Ma questa ricerca di una nuova oggettività, per esempio su un argomento complesso come quello dell'orientamento, diviene assai problematica. Un esempio: quando svolgo una lezione soglio chiedere dove stanno i punti cadinali, e quasi nessuno mai lo sa. Perché nella città contemporanea l'importanza dell'orientamento è svanita. E, d'altro canto, nel corso della celebrazione sono abituata a orientarmi verso l'altare (a prescindere alla direzione verso la quale questo si trovi), non verso il presbitero che presiede, anche se sta accanto a questo. Non trovo che se il presidente è rivolto verso il popolo usurpi la centralità dell'altare, come sostiene Ratzinger. Questo può avvenire solo nelle chiese mal concepite, dove lo spazio non è focalizzato sull'altare, sul cielo e sull'oltre. Nella sua elaborazione, Ratzinger tiene distinte l'interiorità della persona e l'esteriorità del gesto, l'azione è secondaria, è subordinata all'oratio, al culto spirituale del soggetto.
Per Guardini invece non v'è distinzione tra atteggiamento esteriore e interiore: la persona, il pensiero, il sentimento, l'intenzione e i suoi gesti sono intesi come uniti e indivisibili. E lo stesso vale per lo spazio, che è inteso come parte attiva dell'azione liturgica.
Al proposito  penso all'importanza dell'ambone e della sua collocazione. Guardini non ne parla: all'epoca si usava leggere dall'altare. Ma oggi la processione che svolge il diacono, tenendo ben alto l'evangelario prima di posarlo sul leggio dell'ambone e baciarlo, è di fondamntale importanza perché il popolo possa partecipare pienamente alla proclamazione. Il profumo di incenso e la luce delle candele fan sì che la partecipazione sia completa: è un fatto fisico e insieme intellettivo. Ma perché possa avvenire quest'azione dal significato così intenso, altare e ambone devono essere ben distanziati. Cosa che si trova rarissimamente nelle chiese contemporanee. E se al posto dell'ambone che sta a cerniera tra presbiterio e assemblea, c'è solo un leggio accanto all'atare, che processione può mai aver luogo?
 
Olbia, chiesa di S. Ignazio da Laconi, vista verso l'ambone e dall'ambone verso l'altare, progetto architettonico e liturgico di Francesca Leto (rendering).
Olbia, chiesa di S. Ignazio da Laconi, vista verso l'ambone e dall'ambone verso l'altare, progetto architettonico e liturgico di Francesca Leto (rendering).
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