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Un esempio dei passi che ama rileggere'   versione testuale

Penso per esempio a quanto scrive Guardini in I santi segni sui gradini: “Li hai saliti infinite volte. Ma hai penetrato quello che, in quel mentre, avveniva in te?... Quando saliamo i gradini, non sale soltanto il piede, bensì anche tutto l'essere nostro. Anche spiritualmente noi saliamo...”. Quando ho coordinato il progetto per la chiesa di Olbia, che è risultato vincitore del concorso Progetti Pilota del 2011, ho immaginato subito l'altare ben elvato su tre gradini: individuato nella sua singolarità così che appaia unico e quasi staccato dal suolo. È vero che anche la Nota pastorale sulle nuova chiese del 1993 chiede che l'altare sia ben visibile da tutti. Ma non basta questa indicazione: tant'è che in molte chiese dei nostri giorni ci si trova di fronte al cosiddetto “presbiterio plenario”: specie di palcoscenico, ben visibile ed elevato, in cui peraltro si assommano diversi poli liturgici così che la loro individuazione resta problematica. Il testo di Guardini è una fonte ricca di suggestione e rende non in modo prescrittivo il senso dell'importanza e dell'unicità del luogo nel suo intimo rapporto con l'azione liturgica e con le persone. Ed è proprio questo quel che ho inteso trasfondere nel progetto per Olbia.
Un altro passo che sento emotivamente molto vicino è quello sul portale: il luogo che segna un passaggio fondante e implica un cambiamento del modo di porsi nello spazio. Altro l'ambiente esterno, altro quello interno alla chiesa, che comporta un atteggiamento diverso a quello della quotidianità.
In un suo scritto del '29 sulla basilica di Monreale, Guardini parla dell'esperienza di quello spazio liturgico durante una celebrazione. Riferendosi all'architettura nel momento della processione introitale, racconta: “Le sue forme si mossero. Entrando in relazione con le persone che avanzavano con solennità, nello sfiorarsi delle vesti e dei colori alle pareti e nelle arcate, gli spazi si misero in movimento... vennero incontro alle orecchie tese in ascolto e agli occhi in contemplazione ...”. Perché la liturgia non è solo la parola detta o una serie di gesti, ma è tutto l'insieme dell'ambiente e della sua relazione con quanto vi avviene. Guardini, nel terzo capitolo di Lo spirito della liturgia parla dello “stile” della liturgia. Ritiene che questa si estrinsechi nella capacità di esperire l'essenzialità, per cui metaforicamente la paragona alla schiettezza delle forme del tempio greco di Segesta, che nella sua spoglia semplicità appare più vero e vigoroso della gotica cattedrale di Colonia. Perché l'incontro con ciò che è essenziale riconduce all'univesalità che è propria del linguaggio liturgico, il cui valore è intrisecamente comunitario. Laddove invece la ricchezza di ornamenti esprime la ricerca dell'individualità, che è tipica dell'uomo moderno.

 
Monreale, duomo, particolare interno. (foto Peppe64 da Wikipedia)
Monreale, duomo, particolare interno. (foto Peppe64 da Wikipedia)
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