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Chiese arte, architettura, liturgia dal 1920 al 2000

Frédéric Debuyst

» Leggi l'intervista al prof. Paolo Biscottini
"Il necessario incontro con l'arte"
 
 
09/07/2012
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09/07/2012

Titolo: “Chiese arte, architettura, liturgia dal 1920 al 2000”

Autore: Frédéric Debuyst
Editore: Silvana Editoriale (anno 2003)
Numero pagine: 184
Prezzo: 18,00 euro
 
09/07/2012
La maturazione delle idee e delle consuetudini germinate in seno al Movimento liturgico e fatte proprie dai Padri conciliari, esaminate attraverso la loro traduzione in chiese nuove o in ristrutturazione e adeguamento di quelle esistenti. E questo, prendendo in considerazione decine di concreti esempi in diversi paesi, discussi e illustrati con ampio corredo di immagini. Tali esperienze artistiche e progettuali, nate per gruppi di persone piccoli (per esempio nelle cappelle studentesche) o di sensibilità relativamente omogenea (per esempio nei monasteri), possono trasferirsi anche nella progettazione di chiese e centri parrocchiali.
 
09/07/2012
Fréderic Debuyst (n. 1922), benedettino del Monastero di Saint-André de Clerlande a Ottignies (Belgio), teologo e filosofo, è prolifico autore di studi sul rapporto tra liturgia, arte e architettura e approfondisce con impegno l'opera di Romano Guardini. Dal 1959 al 1980 ha diretto la rivista Art d'Église. Dal 1977 è membro della Commission des Monuments dell'Arcivescovado di Malines-Bruxelles. Partecipa alla redazione di Chroniques d'Art Sacré, del Centro nazionale per la pastorale liturgica (C.N.P.L.) di Parigi. Interviene con frequenza ai Convegni Liturgici Internazionali di Bose. Tra i volumi da lui pubblicati: L'entrée en la liturgie, introduction à l'oevre liturgique de Romano Guardini, Le renouveau de l'Arte sacré, L'art chrétien contemporain, Il genius loci cristiano.
 
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«...l'accento primo e decisivo riguarda il mistero stesso della comunità di Chiesa: è posto, cioè, dal punto di vista liturgico, sulla 'assemblea' dei fedeli che, riunita sotto la presidenza del vescovo o del prete, ascolta la Parola di Dio, partecipa alla mensa sacrificale del banchetto del Signore (il memoriale della morte e della resurrezione di Cristo) e ne riceve i frutti, la 'forza di salvezza'. La chiesa di pietre, la sua struttura e l'insieme del suo arredo sono al servizio di questa realtà viva. È questa realtà, soprattutto, che devono esprimere, simboleggiare... Ne risulta, per l'architettura, un certo numero di conseguenze che, nonostante la loro chiarezza, si imporranno a fatica. Nel corso dei secoli si era prodotto un tale spostamento di accento e di priorità simbolica verso l'edificio architettonico stesso, che la 'tradizione' ne aveva risentito nello stesso senso e qualsiasi correzione a questo riguardo poteva sembrare iconoclasta... Dopo il Concilio Vaticano II, il problema essenziale è tradurre nel concreto la subordinazione effettiva dell'edificio e degli oggetti che vi si trovano alle persone. Occorre cioè costruire su scala umana e, soprattutto, creare uno spazio che favorisca l'unità di partecipazione dell'assemblea intera – preti e fedeli – rispetto ai vari 'poli' della celebrazione». (Pag. 73)
 
09/07/2012
Il volume raccoglie una serie di scritti pubblicati in Francia, nel periodo che va dal 1988 al 2000, come libri dall'editoriale Mame (tali sono i primi due) e come articoli di Chroniques d'Art Sacré, ordinati in successione non cronologica ma logica, per comporre un quadro d'insieme che ben riassume il pensiero dell'Autore.
 
Nella prima parte, Il rinnovamento dell'arte sacra dal 1920 al 1962, le manifestazioni artistiche sono considerate in quanto testimonianza dell'opera di rinnovamento che conduce verso il Concilio. Gli anni Venti sono presi quali momento di partenza poiché essi segnano un passaggio cruciale: alla ricostruzione del primo dopoguerra si accompagna la rapida espansione dei centri cittadini, l'urbanesimo, con la crescita delle periferie operaie e in tale contesto sono molto numerose le costruzioni di chiese nuove e pongono problemi inconsueti, poiché esse si innestano su tessuti urbani spesso di scarsa qualità. Contemporaneamente l'arte subisce la svolta dei tanti movimenti che si accavallano (postimpressionismo, simbolismo, fauvismo, cubismo, ecc.) nella ricerca di espressioni coerenti con un mondo sempre più dominato dalla tecnologia. E la Chiesa stessa, con Pio XI prima e Pio XII poi, cerca un dialogo più serrato col mondo delle Missioni e dei movimenti laicali.
In tale contesto emergono alcune proposte particolarmente significative, quali la produzione di Rouault (“senza dubbio l'unico artista del quale si possa dire, senza reticenze, che era cristiano”), e le nuove chiese che risentono della cultura del Bauhaus (quali quella del Santissimo Sacramento ad Aquisgrana, progettata da Rudolf Schwarz).
 
Tuttavia, nota Debuyst, il rinnovamento in campo architettonico era da tempo in atto, con realizzazioni quali ad esempio la Cripta di Santa Colma nel parco Güell a Barcellona, di Antoni Gaudí, che è presentato quale uno dei momenti germinali dell'architettura organica: “molto più”, secondo Debuyst, della più nota Sagrada Familia.
 
Ma, nel discutere le manifestazioni architettoniche che ritiene più congeniali con le necessità dell'epoca, Debuyst insiste in particolare sull'opera di Emil Steffan, insieme con Schwarz partecipe dell'esperienza del Castello di Rothenfels e autore di opere quali la “chiesa fienile” di Boust in Lorena, ritenuta da Debuyst uno dei vertici della progettazione improntata al rispetto della liturgia comunitaria e contemporaneamente luogo capace di esprimere anche esteriormente lo “essere nel mondo” senza sfarzo, bensì con la misura e la dedizione che richiede il concetto di “nobile semplicità”. In questo si manifesta la particolare caratteristica del “genius loci cristiano”: un argomento, pur centrale nell'architettura delle chiese, tuttavia trattato nella sua complessità soltanto da Debuyst.
 
Una delle singolarità degli scritti di Debuyst risiede nella familiarità con la quale egli tratta assieme, quali elementi costitutivi del luogo di culto, architettura, liturgia, opere d'arte e gli oggetti per il culto. Così, un ruolo importante ravvisa nell'impegno di p. Couturier, a cui si deve tra l'altro un “unicum” quale la chiesa di Plateau d'Assy in Alta Savoia (fine anni '40) dove, entro un'architettura tipicamente montana, collaborano Rouault, Bonnard, Léger, Lurçat, Matisse, Chagall, Bazaine, Germaine Richier e altri tra i maggiori artisti dell'epoca, che ne fanno un raro esempio di quanto l'arte contemporanea può ottenere là dove la direzione è in mano a un committente competente.
 
L'analisi di Debuyst relativa a questo periodo preconciliare si rivolge in particolare a opere centro-europee, soprattutto tedesche e svizzere. Tuttavia, tra le tante opere citate compare anche la chiesa di Baranzate di Bollate (Milano) progettata da Mangiarotti e Morassutti e realizzata nel 1956 secondo criteri non estranei a quelli del design industriale e della prefabbricazione. A dimostrazione di come la forma della chiesa non richieda imponenza, monumentalità o sfarzo, bensì poeticità: e questo è uno dei Leit Motiv di tutti gli scritti di Debuyst.
 
Nel contesto del racconto delle tante architetture incentrate sul concetto di assemblea di “circumstantes”, risaltano le descrizioni della basilica di San Pio X a Lourdes (degli architetti Vago, Le Donné e Pinsart, composta nel 1958 su una pianta a ellissi allungata nel cui centro sta un presbiterio con altare e ambone, raro esempio di chiesa contemporanea di grandi dimensioni il cui risultato è armonico e proporzionato) e della chiesa del priorato San Luigi nel Missouri (del 1961, progettata da Gyo Obata con il supporto tecnico di Pier Luigi Nervi su una pianta circolare che si eleva in tre corone di archi parabolici di grande espressività, non priva di misurata monumentalità).
 
Il secondo scritto, L'arte cristiana contemporanea dal 1962 a oggi, considera il periodo del Concilio e successivo, fino alle soglie del nuovo millennio. Nel riassumere le linee guida della Costituzione sulla liturgia (Sacrosanctum Concilium), Debuyst ricorda che obiettivo di questo era “preparare l'unione di tutti i cristiani” oltre a rinnovare il dialogo col mondo contemporaneo. Obiettivi che si riflettono anche nelle architetture ecclesiali, che sono una delle manifestazioni più evidenti della Chiesa e che risentono di due influssi: l'uno, quello delle “costruzioni dalle forme simboliche o 'liriche' che, per la maggior parte dei fedeli (e dei non credenti) esprimono il tipo stesso di chiesa moderna”; l'altro, quello da Debuyst ritenuto più consono al messaggio che oggi la Chiesa è chiamata a dare al mondo, “realizzazioni... discrete e raffinate, più vicine all'architettura domestica che a quella pubblica, che tendono a unire il rigore costruttivo a una poesia interiore e a un grande rispetto per l'ambiente”. Di qui il fatto che, nella sua esposizione, l'Autore parta da un esempio di comunità aperta al dialogo ecumenico, quale quella di Taizé.
Le diverse chiese, e opere d'arte a queste correlate, che esamina, sono bensì comprese come espressioni di gruppi affiatati e quindi capaci di prendere parte con sinergica coralità alle celebrazioni, nelle quali il fedele è chiamato a essere non spettatore ma attivo partecipante, ma sono anche viste come modelli cui col tempo, pian piano, anche le chiese parrocchiali tenderanno a somigliare. Significativo è il fatto che si parli anche di un progetto per un centro parrocchiale elaborato a Torino nel 1967 dagli architetti D. Bagliani, A. Bersato Begey, V. Corsico, F. Delpiano, S. Girodi, E. Roncarolo, vincitore di un concorso per quanto poi non realizzato: la qualità comunitaria del progetto è ravvisabile non semplicemente nell'assetto liturgico della chiesa ma nell'organizzazione di tutto il complesso architettonico.
  
In tale ambito sono pubblicati anche diversi esempi di adeguamenti liturgici su chiese esistenti degli anni '60-'70, dove i progettisti, a volte operando una rotazione di 90° dell'asse centrale della chiesa per disporre il presbiterio sul lato lungo, sono riusciti a ottenere una sistemazione coerente con l'architettura esistente e allo stesso tempo maggiormente coinvolgente ed espressiva della celebrazione comunitaria.
 
Sono mostrati altri esempi di edifici di nuova costruzione, in cui l'interpretazione liturgica è decisamente prevalente sull'espressività architettonica, quali la cappella degli studenti dell'abbazia di Melk in Austria, progettata da Ottokar Uhl nel 1966, dove lo spazio è organizzato in modo tale da prevedere che i fedeli siano seduti di fronte all'ambone per le letture, e quindi si spostino raccogliendosi in piedi attorno all'altare per l'Eucaristia.
 
Gli scritti raccolti nelle parti successive del volume prendono in considerazione realizzazioni più recenti, tra le quali alcune segnalatesi nel contesto del Premio Frate Sole, istituito in Pavia dal noto artista francescano Costantino Ruggeri e dedicato esclusivamente all'architettura sacra.
La conclusione è introdotta un'intensa commemorazione dell'opera di Romano Guardini, della quale è ribadita l'attualità. Questa parte è preceduta da una citazione di Giovanni Crisostomo (a.D. 344 - 407) a sottolineare la coincidenza del messaggio conciliare con il legato dei primi secoli di testimonianza cristiana, e include uno scritto sull'altare, inteso quale essenza vera dello spazio liturgico, cuore della celebrazione attorno al quale tutto il resto ruota.
Gli elementi di dialogo attorno a cui si muove il pensiero di Debuyst sono espressi da questa alternativa, tra purezza della forma ed espressività artistica: “o subordinare rigorosamente l'altare all'architettura e dargli la struttura più pura possibile (che non è poco); oppure andare oltre e tentare di fargli esprimere qualcosa del suo misero interiore, delle sue virtualità latenti”.
Nella Presentazione del volume, don Aldo Marengo evidenzia di Debuyst la “fedeltà al Concilio” e il suo desiderio di approfondirne gli insegnamenti, al punto che ai suoi scritti si è assiduamente ispirata l'azione dell'Ufficio Liturgico dell'Arcidiocesi di Torino, che Marengo ha diretto dal 1966 al 2000.
 
09/07/2012
L'architettura e l'arte sono variamente discusse in parole, ma vanno anzitutto vissute ed esperite: soprattutto l'architettura, che è ambiente di cui si percepiscono le risonanze fisiche e le loro valenze emotive solo nel momento in cui ci si muove al suo interno o al suo intorno. Questo è tanto più vero per l'architettura delle chiese, spazio complesso in cui luce, colori, forme, silenzi, oggetti, ornamenti (o loro assenza) concorrono a costituirne la complessità e l'autenticità. Debuyst è tra i pochi che hanno avuto esperienza diretta delle tante chiese di cui parla e di moltissime altre di cui non parla: dispone quindi di un vasto bagaglio di conoscenze che si unisce alla sua monacale pratica di liturgia e di comunità. Egli si pone come divulgatore del pensiero di Guardini e come attualizzatore delle esperienze del Movimento liturgico, e in particolare di quanto avvenuto nel castello di Rothenfels.
 
Ed è una voce che parla il linguaggio di una fede intensa, forte della propria mitezza. Consente al lettore di allargare lo sguardo in modo competente e avvincente su tante realizzazioni, e di scoprirne la complessità, pur dietro un'apparenza a volte persino di disarmante semplicità.
 
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